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Infarto miocardico: sintomi, cause e cosa fare subito

L’infarto miocardico rappresenta una delle principali emergenze cardiovascolari e si verifica quando il flusso di sangue diretto a una porzione del muscolo cardiaco viene interrotto, causando la morte (necrosi) delle cellule miocardiche. Questa interruzione è generalmente dovuta all’occlusione di un’arteria coronaria, i vasi che portano sangue ossigenato al cuore. Senza un apporto adeguato di ossigeno, il tessuto cardiaco subisce danni irreversibili nel giro di pochi minuti.

La tempestività nel riconoscere i sintomi e nell’attivare i soccorsi è determinante per limitare l’estensione del danno e migliorare la prognosi. Conoscere i segnali d’allarme, comprendere i fattori di rischio e sapere come intervenire può fare la differenza tra la vita e la morte.

Sintomi e riconoscimento dell’infarto miocardico

Il riconoscimento precoce dell’infarto miocardico si basa sull’identificazione di sintomi caratteristici, anche se la presentazione clinica può variare da persona a persona. Il sintomo più comune è il dolore toracico intenso e prolungato, descritto come una sensazione di oppressione, pesantezza o stretta al centro del petto. Questo dolore persiste tipicamente per oltre 20 minuti e non si allevia con il riposo o con farmaci come i nitrati sublinguali.

Il dolore può irradiarsi oltre il torace, estendendosi alla spalla sinistra, al braccio, alla mandibola, alla schiena o alla parte superiore dell’addome. Altri sintomi frequenti includono:

  • sudorazione profusa e fredda
  • nausea e vomito
  • Difficoltà respiratoria (dispnea)
  • sensazione di svenimento o vertigini
  • ansia intensa e senso di morte imminente
  • pallore cutaneo.

È importante sottolineare che non tutti gli infarti si manifestano con sintomi eclatanti. Esistono forme “silenti” o atipiche, particolarmente comuni nelle donne, negli anziani e nei soggetti diabetici, dove il dolore toracico può essere assente o minimo. In questi casi possono prevalere sintomi come affaticamento improvviso, malessere generale, disturbi gastrici o difficoltà respiratoria isolata.

Cause e fattori di rischio

L’infarto miocardico è nella maggior parte dei casi conseguenza dell’aterosclerosi coronarica, un processo degenerativo che porta all’accumulo di placche composte da colesterolo, grassi, calcio e altre sostanze nelle pareti delle arterie coronarie. La rottura improvvisa di una di queste placche scatena la formazione di un coagulo (trombo) che occlude parzialmente o totalmente l’arteria, bloccando il flusso sanguigno al miocardio.

In casi più rari, l’infarto può derivare da altre condizioni come lo spasmo coronarico intenso, la dissezione coronarica (separazione dei foglietti della parete arteriosa) o anomalie congenite delle arterie coronarie.

I fattori di rischio per l’infarto miocardico si distinguono in modificabili e non modificabili.

Fattori di rischio non modificabiliFattori di rischio modificabili
Età avanzata (rischio aumenta dopo i 45 anni negli uomini e dopo i 55 nelle donne)Ipertensione arteriosa
Sesso maschileColesterolo elevato (LDL alto e HDL basso)
Familiarità per malattie cardiovascolari precociDiabete mellito
Fumo di sigaretta
Obesità e sovrappeso
Sedentarietà
Dieta ricca di grassi saturi e povera di frutta e verdura
Stress cronico
Abuso di alcol

La presenza contemporanea di più fattori di rischio aumenta esponenzialmente la probabilità di sviluppare un infarto miocardico.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi di infarto miocardico si basa su tre elementi fondamentali: la presentazione clinica, le alterazioni elettrocardiografiche e il dosaggio dei biomarker cardiaci.

L’elettrocardiogramma (ECG) rappresenta l’esame diagnostico immediato più importante e permette di distinguere tra infarto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI) e infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI), una distinzione cruciale per orientare il trattamento. Il dosaggio delle troponine cardiache nel sangue, effettuabile attraverso esami del sangue, conferma la necrosi miocardica: questi enzimi vengono rilasciati dalle cellule cardiache danneggiate e i loro livelli aumentano nelle ore successive all’infarto.

Altri esami utilizzati includono l’ecocardiogramma, che valuta la contrattilità delle pareti cardiache e identifica eventuali complicanze, e la coronarografia, procedura invasiva che visualizza lo stato delle arterie coronarie e localizza l’occlusione.

Il trattamento dell’infarto miocardico persegue due obiettivi principali: ripristinare rapidamente il flusso sanguigno al miocardio (riperfusione) e prevenire ulteriori danni.

La terapia farmacologica acuta comprende:

  • antiaggreganti piastrinici (aspirina, clopidogrel o ticagrelor)
  • anticoagulanti (eparina)
  • trombolitici (solo in contesti specifici)
  • betabloccanti
  • ACE-inibitori o sartani
  • statine ad alta dose.

La riperfusione meccanica attraverso angioplastica coronarica percutanea (PCI) rappresenta il trattamento di elezione per l’infarto STEMI quando eseguita entro 90-120 minuti dall’arrivo in ospedale. Durante questa procedura, un catetere viene inserito attraverso un’arteria periferica e guidato fino alle coronarie, dove un palloncino espande l’arteria occlusa e uno stent metallico mantiene aperto il vaso.

Nei casi in cui la PCI non sia disponibile tempestivamente o in presenza di anatomia coronarica complessa, può essere considerato il bypass aortocoronarico chirurgico eseguito in ambito di chirurgia vascolare.

Cosa fare in caso di sospetto infarto

Riconoscere rapidamente i sintomi di un possibile infarto e agire immediatamente è fondamentale per salvare vite. Se si manifesta un dolore toracico intenso e persistente, specialmente se accompagnato da altri sintomi descritti, è necessario:

  1. Chiamare immediatamente il 112 senza attendere che i sintomi passino. Il tempo perso può tradursi in danno miocardico irreversibile.
  2. Interrompere qualsiasi attività e sedersi o sdraiarsi in posizione comoda.
  3. Non guidare autonomamente verso l’ospedale: i servizi di emergenza possono iniziare il trattamento già durante il trasporto e garantire un arrivo rapido presso una struttura attrezzata.
  4. Assumere aspirina (se disponibile e non controindicata) masticando una compressa da 300 mg può essere utile nell’attesa dei soccorsi.
  5. Allentare indumenti stretti e cercare di mantenere la calma.

Se la persona perde conoscenza e non respira, è necessario iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizzare un defibrillatore automatico se disponibile.

La prevenzione secondaria dopo un infarto include modifiche dello stile di vita (cessazione del fumo, dieta equilibrata attraverso il supporto di dietetica e nutrizione, attività fisica regolare, controllo del peso) e terapia farmacologica cronica per ridurre il rischio di recidive. Il controllo dei fattori di rischio metabolici attraverso un percorso di diabetologia per i pazienti diabetici e di endocrinologia per le disfunzioni metaboliche è fondamentale. Un percorso di riabilitazione cardiologica guidato da specialisti in cardiologia rappresenta un elemento chiave per il recupero completo e la prevenzione di futuri eventi cardiovascolari, con particolare attenzione nei pazienti anziani seguiti in geriatria.