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Osteoporosi: sintomi, cause e prevenzione delle ossa fragili

Cos’è l’osteoporosi e perché è importante conoscerla

L’osteoporosi è una malattia cronica caratterizzata dalla progressiva riduzione della densità minerale ossea e dal deterioramento della struttura del tessuto scheletrico. Questo processo rende le ossa fragili e aumenta significativamente il rischio di fratture, anche in seguito a traumi minimi o cadute banali. In Italia, la patologia colpisce circa 5 milioni di persone, con una prevalenza maggiore nelle donne dopo la menopausa e negli uomini oltre i 60 anni.

La malattia rappresenta una sfida clinica e sociale rilevante perché spesso resta silente fino alla comparsa di una frattura, momento in cui può compromettere seriamente la qualità di vita. Comprendere sintomi, cause, modalità di diagnosi e strategie di prevenzione è fondamentale per identificare precocemente i soggetti a rischio e intervenire tempestivamente.

infografica osteoporosi

Che disturbi dà l’osteoporosi: sintomi e manifestazioni

L’osteoporosi viene definita una malattia silenziosa perché nella maggior parte dei casi non provoca sintomi evidenti nelle fasi iniziali. La persona affetta spesso non avverte alcun segnale fino al momento in cui si verifica una frattura da fragilità ossea.

Le fratture più comuni riguardano tre sedi principali: la colonna vertebrale, il femore prossimale (collo del femore) e il polso. Le fratture vertebrali possono manifestarsi con dolore acuto alla schiena, perdita di altezza progressiva e modificazioni della postura, come la cifosi dorsale (la cosiddetta “gobba”). In alcuni casi, le fratture vertebrali possono essere asintomatiche e scoperte casualmente durante esami radiologici eseguiti per altre ragioni.

Le fratture del femore rappresentano la complicanza più grave, associata a disabilità prolungata, perdita di autonomia e aumento della mortalità. Le fratture del polso, tipicamente causate da cadute con appoggio sulla mano, sono spesso il primo segnale di fragilità scheletrica in età più giovane.

Le cause dell’osteoporosi

Diverse condizioni contribuiscono allo sviluppo dell’osteoporosi. L’invecchiamento rappresenta il fattore di rischio principale: con l’età, il processo di rimodellamento osseo si sbilancia, con una maggiore attività di riassorbimento rispetto alla formazione di nuovo tessuto.

Nelle donne, la carenza di estrogeni dopo la menopausa accelera notevolmente la perdita di massa ossea. Negli uomini, il calo del testosterone legato all’età può avere effetti simili. Altri fattori ormonali includono patologie della tiroide, iperparatiroidismo e ipercortisolismo.

La familiarità gioca un ruolo importante: avere un genitore con storia di fratture osteoporotiche aumenta il rischio personale. Condizioni croniche come malattie infiammatorie intestinali, artrite reumatoide, diabete mellito e insufficienza renale possono favorire la fragilità ossea.

L’assunzione prolungata di alcuni farmaci, in particolare corticosteroidi, immunosoppressori e terapie ormonali per tumori della mammella o della prostata, costituisce un ulteriore fattore di rischio. Anche lo stile di vita incide: scarsa attività fisica, fumo di sigaretta, consumo eccessivo di alcol e alimentazione povera di calcio e vitamina D predispongono alla malattia.

Come si fa a capire se si ha l’osteoporosi: diagnosi e valori

La diagnosi di osteoporosi si basa principalmente sulla densitometria ossea, nota anche come MOC (mineralometria ossea computerizzata) o DEXA. Questo esame misura la densità minerale ossea nelle zone più a rischio di frattura, tipicamente la colonna lombare e il femore prossimale.

I risultati vengono espressi attraverso il T-score nei soggetti oltre i 50 anni, che confronta la densità ossea del paziente con quella di una popolazione giovane sana al picco di massa ossea. I valori si interpretano così:

Valore T-scoreInterpretazione diagnostica
Superiore a -1Densità ossea normale
Tra -1 e -2,5Osteopenia (riduzione della densità ossea)
Uguale o inferiore a -2,5Osteoporosi

Nei soggetti più giovani si utilizza lo Z-score, che confronta i valori con quelli di persone della stessa età. Un valore uguale o inferiore a -2 indica una densità ossea ridotta rispetto alle aspettative.

La valutazione diagnostica non si limita alla densitometria. Il medico considera l’anamnesi completa, identificando fattori di rischio clinici, familiarità per fratture, patologie croniche e terapie farmacologiche. La radiografia della colonna vertebrale può evidenziare fratture vertebrali misconosciute. In alcuni casi vengono prescritti esami del sangue per valutare calcemia, fosforo, vitamina D, funzionalità tiroidea e renale, oltre a marcatori del metabolismo osseo.

Cosa bisogna fare se si ha l’osteoporosi: il trattamento

Il trattamento dell’osteoporosi mira a rallentare o arrestare la perdita di massa ossea, ridurre il rischio di fratture e, quando possibile, aumentare la densità scheletrica. L’approccio terapeutico varia in base alla gravità della condizione, ai fattori di rischio individuali e alle caratteristiche del paziente.

I farmaci più utilizzati appartengono alla categoria dei bisfosfonati (alendronato, risedronato, ibandronato, zoledronato), che inibiscono il riassorbimento osseo. Possono essere assunti per via orale con diverse frequenze o somministrati per via endovenosa. Altri farmaci includono il denosumab, un anticorpo monoclonale somministrato sottocute ogni sei mesi, e i farmaci anabolici come il teriparatide, che stimolano la formazione di nuovo osso.

La scelta terapeutica tiene conto di diversi fattori: età, sesso, presenza di fratture pregresse, valori densitometrici, comorbilità e tollerabilità. Il medico specialista in endocrinologia valuta caso per caso la terapia più appropriata.

Fondamentale è garantire un adeguato apporto di calcio (1000-1200 mg al giorno) e vitamina D (800-1000 UI al giorno), spesso attraverso integratori, soprattutto se la dieta e l’esposizione solare sono insufficienti. La correzione di eventuali carenze vitaminiche è essenziale per l’efficacia della terapia farmacologica.

Prevenzione e alimentazione: costruire ossa forti

La prevenzione dell’osteoporosi inizia in giovane età, quando si costruisce il patrimonio di massa ossea. Mantenersi attivi con esercizi a carico naturale (camminata, corsa leggera, salire le scale, danza) e di resistenza stimola la formazione ossea e migliora l’equilibrio, riducendo il rischio di cadute.

L’alimentazione svolge un ruolo cruciale. Il calcio rappresenta il minerale fondamentale per la salute ossea e si trova principalmente in latte e derivati, ma anche in verdure a foglia verde, frutta secca, legumi e pesce. La vitamina D favorisce l’assorbimento del calcio: oltre all’esposizione solare moderata, si trova in pesci grassi (salmone, sgombro, sardine), uova e alimenti fortificati.

Per quanto riguarda le bevande, il latte rappresenta una fonte ottimale di calcio biodisponibile, ma anche le acque minerali ricche di calcio (con contenuto superiore a 300 mg/litro) contribuiscono efficacemente all’apporto giornaliero. Non esistono bevande miracolose, ma un’idratazione adeguata e la scelta di acque calciche supportano la salute scheletrica.

Evitare fumo, limitare il consumo di alcol e ridurre l’eccesso di sale e caffeina completano le strategie preventive. Nei soggetti a rischio, la valutazione periodica della densità ossea permette di identificare precocemente la riduzione di massa ossea e intervenire prima che si verifichino fratture. Un supporto specialistico in dietetica e nutrizione può aiutare a costruire un piano alimentare personalizzato per la salute delle ossa.